Linfologia e Linfedema

Linfologia e Linfedema

E’ con non poca emozione che rivedo queste immagini. Si tratta della mia discussione finale al master di II livello in linfologia e chirurgia flebo linfatica diretto dall’immenso Prof. Campisi a Genova. E’ stato prima della pandemia da covid. Sono passati alcuni anni che sono stati tanto duri dal punto di vista lavorativo da sembrare infiniti. Anni di esperienze che ci hanno profondamente cambiato. Quella che però non cambia mai è la voglia di migliorare nella professione, d’acquisire nuove skills e di metterle a disposizione di che ne ha bisogno.

Riparto da qui. Riparto da un momento davvero bello e significativo dopo i quale posso aggiungere al mio curriculum anche la specializzazione in linfologia.

Quanti di voi sanno però chi è il linfologo e quali sono le patologie che può curare? Dedico a questo argomento una pagina del mio blog. Enjoy.

 

Chi è il linfologo?

Il linfologo è il medico che si occupa dello studio, della diagnosi, della prevenzione e della cura delle patologie che coinvolgono il sistema linfatico. Il sistema linfatico ha due funzioni fondamentali: la difesa immunitaria e il mantenimento dell’equilibrio idrodinamico dei tessuti. In particolare il sistema linfatico è costituito da vasi che trasportano la linfa proveniente dai tessuti e da linfonodi che studiano la linfa stessa per produrre una risposta immunitaria adeguata.

Di che cosa si occupa il linfologo?

Il linfologo in particolare si occupa di valutare lo stato del sistema linfatico di una persona, sia con la visita medica sia con l’ausilio di esami ematochimici e strumentali. Il linfologo può occuparsi delle patologie linfostatiche, ossia delle patologie legate alla stasi della linfa, oppure delle patologie che colpiscono gli organi linfoidi.

Quali sono le patologie trattate dal linfologo?

Il linfologo che si occupa di patologie linfostatiche distrettuali periferiche tratta il linfedema primario e il linfedema secondario ed effettua una diagnosi differenziale con patologie che spesso vengono confuse con il linfedema ad es. il lipedema e il flebolinfedema. Il linfologo può curare anche il lipedema e il flebolinfedema.

Quali sono le procedure più utilizzate dal linfologo?

La diagnosi di patologie quali il linfedema, il lipedema e il flebolinfedema sono essenzialmente cliniche, e si effettua con la visita medica. Sono utili però alcuni esami strumentali quali l’ecografia, l’ecocolordoppler, la linfoscintigrafia.

 

Cos’è il Linfedema?

In Italia ne soffrono circa 350 mila persone ed ogni anno si registrano 40 mila nuovi casi eppure fino a non molti anni fa era considerata una patologia rara. Il linfedema si manifesta come un gonfiore anomalo generalmente di un arto superiore o inferiore o meno frequentemente di entrambi.

E’ una malattia progressiva e debilitante connessa ad una mancanza di drenaggio della linfa sotto la pelle. A causa di un difetto della circolazione a livello dei vasi linfatici, i pazienti che ne soffrono, accumulano in modo anomalo liquidi all’interno degli arti. Le cause di questo malfunzionamento della circolazione possono essere di diversa natura e sulla base della causa si distingue tra:

  • linfedema primario (di origine genetica o conseguenza di patologie infettive)
  • linfedema secondario (di conseguenza post chirurgica e oncologica

Quali sono i sintomi del Linfedema?

I sintomi sotto cui si presenta inizialmente il linfedema possono essere anche piccole variazioni e sensazioni che, in soggetti esposti a rischio, non andrebbero trascurati. Piccoli campanelli d’allarme sono ad esempio la sensazione che vestiti, orologi, anelli o anche le scarpe stringano più del solito. Oppure formicolii di mani o piedi, pelle arrossata, tesa o secca e naturalmente gonfiore anomalo. La progressione della malattia spesso è lenta e graduale, per questa ragione è molto frequente che all’inizio venga sottovalutata o trascurata. Sono purtroppo comuni anche i casi in cui questa patologia viene scambiata per un problema estetico. In manifestazione più avanzata, il linfedema, provoca invece un rigonfiamento degli arti superiori o inferiori, più spesso di solo un braccio o una delle due gambe. Un gonfiore evidente ed anomalo che limita i movimenti ed in alcuni casi provoca dolore. Una caratteristica tipica del linfedema è la fossetta che può restare sulla pelle se si preme un dito sull’arto per circa 20 secondi. Riconoscere un linfedema all’origine e non trascurarlo è determinante nel successo che è possibile ottenere nella cura. Dati ufficiali attestano che se trattato precocemente, i sintomi del linfedema possono ridursi fino al 70%.

Come si cura il linfedema?

Il trattamento del linfedema ha lo scopo di ridurre il gonfiore, migliorare la funzionalità e mobilità dell’arto favorendo il drenaggio linfatico. La terapia del linfedema è nota come TERAPIA DECONGESTIVA COMPLESSA, viene affidata alle mani di fisioterapisti o massoterapisti specializzati sotto la supervisione di un medico linfologo. La terapia del linfedema è definita complessa poichè normalmente vengono utilizzate tecniche combinate per migliorare il drenaggio della linfa e tenere il gonfiore dell’arto sotto controllo.

I trattamenti più efficaci per il linfedema sono:

  • i massaggi manuali, linfodrenaggio o massaggio linfodrenante
  • i bendaggi multicomponente con bende e tutori compressivi
  • la fisioterapia e gli esercizi respiratori
  • l’applicazione di Kinesio Taping

Scopri quali trattamenti effettuo io personalmente

Linfedema e stile di vita. Quali sono le abitudini che fanno la differenza?

Un ruolo decisivo nella terapia del linfedema è il controllo del peso e la cura dell’alimentazione. I chili di troppo costituiscono infatti un ostacolo in più per la corretta circolazione della linfa. In soggetti in sovrappeso infatti la circolazione linfatica è ulteriormente rallentata. Oltre al controllo del peso, per combattere il linfedema ci sono alcune abitudini che bisognerebbe inserire nel proprio stile di vita:

  • attività fisica: per migliorare la mobilità degli arti e favorire la circolazione riducendo il senso di pesantezza
  • utilizzo di guaine, calze elastiche e tutori
  • tecniche di auto-bendaggio ed auto-massaggio

Ci sono alcune attività fisiche particolarmente consigliate per il benessere fisico e psicologico dei paziente affetti da linfedema. In particolare è consigliato: nuoto, acquagym, yoga e stretching, danza, ciclismo e tapis roulant.

 

Ogni storia e ogni paziente è unico, il trattamento della patologia del linfedema richiede una sensibilità ed un’attenzione specifica oltre che un’elevata specializzazione.

 

PICC : Catetere Centrale ad Inserzione Periferica

PICC : Catetere Centrale ad Inserzione Periferica

PICC catetere centrale ad inserzione periferica

Posizionamento di un PICC

Il PICC (peripherally inserted central catheter) costituisce una recente, importantissima innovazione tecnologica che ha cambiato in modo sostanziale la filosofia dell’approccio al sistema venoso del paziente, costituendo la migliore risposta alla crescente necessità di ottenere in ogni paziente, sia in ospedale che a domicilio, una via venosa stabile e sicura, conseguita e mantenuta con il minor rischio possibile e il miglior rapporto costo-beneficio.

INDICAZIONI

  • Pazienti sottoposti a trattamento chemioterapico, intra ed extra ospedaliero.
  • Pazienti terminali, con necessità di un accesso venoso per fluidoterapia di supporto, nutrizione parenterale, terapia antalgica o palliativa.
  • Pazienti chirurgici, geriatrici, con infezioni croniche o dove occorre un accesso venoso per più di 1 settimana fino a 6 mesi e < 1 anno.
  • Necessità di preservare il patrimonio venoso del paziente durante l’utilizzo di infusioni con effetto vescicante o irritante sull’endotelio e/o con pH < 5 e > 9, e/o osmolarità > di 800 mOsm/litro.
  • Necessità di un accesso venoso centrale per tempo particolarmente prolungato (a medio termine: 3-6 mesi).
  • Necessità di un accesso centrale a medio termine in pazienti in ambito extraospedaliero.
  • Necessità di utilizzare un accesso venoso centrale a medio termine anche o esclusivamente in modo discontinuo.
  • Pazienti con alto rischio di complicanze meccaniche qualora si procedesse all’inserzione di un CVC tradizionale (pazienti obesi, con alterazioni anatomiche o patologiche del collo, pazienti con grave coagulopatia).
  • Pazienti con alto rischio di complicanze infettive qualora si posizionasse un CVC tradizionale (pazienti con tracheostomia, pazienti immunodepressi, o soggetti ad alto rischio di batteriemie).

CONTROINDICAZIONI

  • Nota o sospetta batteriemia o setticemia
  • Pregressa radioterapia sul sito di inserimento previsto.
  • Pregressi episodi di trombosi venosa o interventi di chirurgia vascolare nel sito di posizionamento previsto.
  • Fattori locali in grado di interferire con l’adeguata stabilizzazione o accesso del dispositivo (eritemi, edemi, eczemi)
  • Presenza di fistole artero-venose nell’arto interessato al posizionamento.
  • Arto plegico, paretico o immobilizzato per esiti chirurgici, fratture o patologie articolari.
  • Presenza di pregressi interventi chirurgici di mastectomia e/o dissezione linfonodale, presenza di linfedema.
  • Presenza di PM o ICD nel lato scelto per il posizionamento.
  • Paziente non collaborante.

POSIZIONAMENTO

Il posizionamento di un PICC avviene al letto del paziente, non serve il digiuno. È una procedura sterile che viene eseguita nella Sua stanza. Durante la procedura avvertirà un lieve dolore/fastidio in due momenti: al momento della venipuntura e al momento della somministrazione della anestesia locale. La procedura dura in media 40-60 minuti . Il catetere viene inserito nel terzo medio del braccio, sopra il gomito, per garantire la massima mobilità. Esternamente sarà visibile il catetere con la medicazione trasparente. Quando non viene utilizzato il PICC sarà coperto da una medicazione. La medicazione può, dopo addestramento, essere sostituita dal parente o da personale sanitario a domicilio. La medicazione del PICC, salvo rimozione accidentale della stessa, deve essere sostituita ogni 7 giorni.

STILE DI VITA

  • La presenza del PICC non impedisce il movimento, si possono svolgere le normali attività di vita quotidiana, lavorare, guidare, viaggiare e praticare sport leggeri;
  • sarà necessario avere della accortezze particolari solo durante l’igiene personale: bagno o doccia. In questo caso occorrerà avvolgere con la pellicola trasparente ed evitare di dirigere il getto dell’acqua direttamente sulla medicazione;
  • controllare, secondo le indicazioni ricevute, la funzionalità del dispositivo mediante valutazione clinica e/o contatto telefonico con i professionisti TAV ( Team Accessi Vascolari )
Bye, Bye Cellulite

Bye, Bye Cellulite

bye, bye cellulite

Cos’è la cellulite?

La cellulite più correttamente chiamata liposclerosi interessa circa la metà della popolazione. Nel 95% dei casi colpisce le donne e nel 5% gli uomini. La cellulite, o panniculopatia edematofibrosclerotica, può essere definita come un’alterazione del profilo cutaneo che nelle donne si manifesta caratteristicamente all’addome, ai glutei, alle cosce e alle ginocchia, con il tipico aspetto a buccia d’arancia. Anche se è considerata da molti un semplice inestetismo, la cellulite in realtà è una vera e propria patologia cutanea. La sua causa principale è una particolare insufficienza venosa, per la quale i tessuti cutanei superficiali non riescono ad allontanare correttamente i liquidi, che così ristagnano. In un primo momento liquidi e residui tossici si accumulano nel tessuto, poi le cellule adipose si isolano e si gonfiano per la difficoltà a smaltire i grassi. Questo porta alla formazione di un tessuto fibroso reattivo con la tendenza progressiva ad avvolgere tutto.

Diagnosi

La cellulite può essere classificata in quattro stadi in base alle modificazioni di tipo istopatologico e clinico. In ogni distretto corporeo possono coesistere differenti gradi :
I STADIO: Grado iniziale caratterizzato da alterazioni microcircolatorie e da edema del tessuto adiposo. La cute si presenta lievemente pastosa alla palpazione. Cellulite asintomatica, senza alterazioni  cliniche.
II STADIO: Progressione delle alterazioni microcircolatorie per iniziale ispessimento delle fibre connettivali e strozzamento dei vasi i podermici. Parestesie e lieve dolenzia alla palpazione. Solo alla compressione (o irrigidendo il muscolo sottostante) appare il caratteristico aspetto a buccia d’arancia, pallore e ipotermia.                                           III STADIO: La fibrosi iniziale evolve in vera e propria sclerosi a carico del tessuto connettivo di sostegno e del derma sovrastante, con formazione di micronoduli nel tessuto adiposo. L’epidermide è ipercheratosica (xerotica, secca) per diminuzione dell’ossigenazione a causa delle alterazioni a carico della microcircolazione locale. Spesso sono presenti delle discromie. Compaiono chiari segni di insufficienza venosa e/o linfatica, come teleangectasie ed edema franco dei tessuti. La cute presenta l’aspetto a buccia d’arancia, con depressioni più o meno evidenti. Le regioni interessate sono dolenti alla palpazione e si apprezzano delle fini granulazioni in profondità, corrispondenti ai micronoduli.                    IV STADIO:  In questo stadio il danno circolatorio e tissutale è sempre più importante. I micronoduli aumentano di dimensioni (macronoduli), diventano visibili, palpabili, più aderenti ai piani profondi e unitamente alle retrazioni dei setti fibrosi sottocutanei formano quelle depressioni che conferiscono alla cute il tipico aspetto a materasso. Xerosi, discromie e segni di insufficienza venosa e/o linfatica sono sempre più rilevanti. Dolore e ipotermia alla palpazione.

Cura e Terapia

Nonostante si sentano in giro mille promesse, la dura realtà è questa: la cellulite si può migliorare, ma non eliminare.
Anche in fatto di miglioramento, poi, esistono proposte più o meno serie, che spesso sfruttano il grande disagio psicologico generato dal problema. Il primo consiglio, quindi, è diffidare da massaggi, trattamenti e vibromassaggiatori vari proposti da personale non qualificato o peggio in tv. Anche l’esercizio fisico fai-da-te spesso produce più danni che benefici. Esistono invece centri specializzati, seguiti da medici, che propongono diverse terapie. Vediamo, in una rapida carrellata, quali sono le più diffuse. Terapie drenanti o linfodrenanti: migliorano il deflusso sanguigno e linfatico e favoriscono il riassorbimento dei liquidi extravasali che da lì vengono eliminati per le normali viecircolatorie.

Pressoterapia

Pressoterapia: esercita un linfodrenaggio meccanico attraverso gambali in cui viene insufflata aria compressa o acqua dal basso verso l’alto. Questo aiuta il deflusso linfatico, favorisce il riassorbimento dei liquidi e facilita la metabolizzazione dei grassi aumentando il contatto tra cellule adipose e sostanze circolanti.

 

Mesoterapia

Mesoterapia è la tecnica più collaudata e sempre valida. E’ un trattamento farmacologico contro la cellulite che consiste nell’iniettare sottopelle dei farmaci specifici, non andando in profondità ma restando al livello del derma, per eliminare tutte le tossine e la ritenzione idrica del tessuto colpito: un cocktail farmacologico a base di sostanze lipolitiche, come carnitina, teofillina, in combinazione con prodotti che attivano la circolazione ed eliminano il ristagno dei liquidi si ottengono buoni risultati dopo un ciclo di 10-15 sedute. Il beneficio principale della mesoterapia è quello di far scomparire quasi completamente la cellulite. Ovviamente si hanno risultati differenti da persona a persona, ma anche in base alla differente zona del corpo da trattare. In generale comunque, seppur con minime differenze, la mesoterapia è utile per la cellulite in qualunque zona del corpo: cosce e glutei principalmente, ma anche addome, fianchi, e interno braccia.

Carbossiterapia ha grande validità sia da sola che associata con la mesoterapia. E’ estremamente efficace e sicura. Viene inoculato con aghi sottilissimi un gas: l’anidride carbonica medicale. Questo tipo di gas è sicuro perché non si può essere allergici ai gas, nessuno di noi lo è ed un gas che, venendo in contatto con il sangue, si scioglie per cui non siamo sottoposti al rischio di embolia. Il gas riesce a penetrare all’interno del tessuto adiposo dopo l’inoculazione, rompe gli adipociti (le cellule di grasso) e libera dagli adipociti i trigliceridi. Inoltre permette una maggior cessione di ossigeno da parte dei globuli rossi e pertanto una maggior ossigenazione della nostra cellula di grasso.Questo porta ad un miglioramento netto e marcato dell’aspetto a buccia di arancia e anche ad un miglioramento della silhouette, quindi del disegno della gamba, con una riduzione, sempre molto richiesta, dei centimetri.

Endermologie
E’ un trattamento di massaggio connettivale eseguito con un macchinario: ottimo trattamento se il personale che lo esegue è in grado di utilizzare in modo corretto l’apparecchio e di non danneggiare il tessuto connettivo. E’ un trattamento che tramite dei rulli esegue un “pizzicotamento” del tessuto, riattivando la circolazione e aiutando il drenaggio linfatico. E’ molto “operatore-dipendente”, quindi è importante scegliere un bravo operatore quando ci si rivolge a questo tipo di tecnica.

Idroelettroforesi è un trattamento che permette la veicolazione dei liquidi in profondità senza l’utilizzo degli aghi. E’ sicuramente un trattamento con la sua validità, però non efficace come le tecniche con ago che portano nel punto desiderato la sostanza attiva per un’azione più efficace. Questa metodica è utile in definitiva per i pazienti che hanno paura dell’ago

Lecilisi (fosfatidilcolina).
La lecilisi è un trattamento relativamente nuovo in cui viene iniettato un farmaco allopatico (cioè della medicina tradizionale) che si chiama fosfatidilcolina. La fosfatidilcolina è soprattutto valida non tanto per la cellulite, ma per ridurre lo spessore del pannicolo adiposo, in quanto crea necrosi del tessuto adiposo, con una riduzione drastica del pannicolo. E’ più indicata in pazienti che hanno una rappresentazione importante del tessuto adiposo perché sequesto è poco presente, possono presentarsi poi degli avvallamenti con questa tecnica, per cui non è consigliata nella paziente magra e, ricordiamo, non migliora la cellulite.

 

 

PRX-T33   Biorivitalizzante non iniettivo

PRX-T33 Biorivitalizzante non iniettivo

PRX-T33

CHE COS’È?

Il PRX-T33 è un biorivitalizzante non iniettivo destinato esclusivamente alla classe medica. E’ un prodotto estremamente versatile perché può essere utilizzato da solo o in associazione alle più comuni tecniche di medicina estetica per potenziarne i risultati. E’ un dispositivo medico innovativo composto di acido tricloroacetico a 33% modulato con perossido d’idrogeno, capace di stimolare e rimodellare il derma profondo senza causare irritazione nella superficie della pelle. Funziona come un peeling di media profondità ma con il vantaggio di non provocare esfoliazione dell’epidermide. I risultati del PRX-T33 sono visibili fin dalla prima seduta, in quanto la pelle viene stimolata in profondità, senza in ogni caso irritare la superficie della zona trattata. Questo tipo di trattamento è considerato un biorivitalizzante. L’acido tricloroacetico è noto in medicina estetica per le sue caratteristiche ristrutturanti. Si tratta di una sostanza che favorisce l’attività dei fibroblasti nel derma, stimolando la produzione di collagene. Il perossido d’idrogeno non solo impedisce che il TCA a 33% svolga la sua azione aggressiva di denaturazione proteica e successiva desquamazione dell’epidermide, ma interviene attivamente nel potenziare i meccanismi di rigenerazione del derma, preparando i recettori ai fattori di crescita e rimodellando la matrice dermica.

INDICAZIONI E VANTAGGI

Si può affermare che il PRX-T33 attiva una stimolazione potente nel derma più profondo donando luminosità alla cute.
Questo particolare tipo di peeling è particolarmente indicato per trattare il viso in tutta la sua totalità, per il collo (per esempio quando presenta delle rughe anche accompagnate dal rilassamento della pelle o le rughe circolari) e per il décollétee (ad esempio quando la cute è poco idratata, anche a causa di eccessiva esposizione solare, o sono presenti segni di invecchiamento).
Il PRX-T33 E’ consigliato sia alle donne che agli uomini di qualunque età ed è indicato :

I principali vantaggi del trattamento sono:

è totalmente indolore e non invasivo, infatti consente di conseguire una biorivitalizzazione senza aghi
risultati visibili fin da subito donando ringiovanimento alla zona trattata
si può fare anche d’estate in quanto non è fotosensibilizzante
• la pelle risulterà immediatamente più levigata e soda

COME SI SVOLGE IL TRATTAMENTO?

La tecnica di applicazione del PRX-T33 è molto piacevole per il paziente, in quanto il prodotto è un gel che non viene iniettato nella cute, al contrario l’operatore effettua un massaggio seguendo le linee di tensione elastica dei tessuti ed utilizzando un guanto di nitrile.
L’acido tricloroacetico (TCA) al 33% penetra nell’epidermide innescando il processo di rigenerazione cutanea, in quanto è un prodotto in grado di stimolare e levigare la pelle in profondità.
La seduta ha una durata di circa 15/20 minuti e il paziente potrà tornare immediatamente a svolgere le proprie attività quotidiane.
Nei giorni successivi al trattamento potrebbe verificarsi una leggera esfoliazione superficiale. Inoltre, può essere utilizzato come coadiuvante per il trattamento dell’acne in fase attiva, grazie alla presenza dell’acqua ossigenata che svolge un’azione antibatterica.

MANTENIMENTO DEI RISULTATI OTTENUTI

I risultati del PRX-T33 sono visibili fin dalla prima seduta, in quanto la pelle viene stimolata in profondità, senza in ogni caso irritare la superficie della zona trattata. Questo risultato fa assurgere il trattamento nell’elenco dei prodotti ad azione biorivitalizzante. Si consiglia di ripetere le sedute a cadenza settimanale per avere un risultato più stabile e duraturo per 4/6 volte. In seguito sarà sufficiente un trattamento su base mensile\bimensile per mantenere i risultati conseguiti costanti nel tempo.

 

V.A.C. Therapy indicazioni e informazioni

V.A.C. Therapy indicazioni e informazioni

V.A.C. THERAPY Sistema terapeutico a pressione negativa V.A.C.Ulta™

La V.A.C. Therapy garantisce la guarigione di moltissime ferite

La V.A.C. Therapy ha cambiato il modo di curare le ferite. E’ stata prescritta per il trattamento di oltre 8.000.000 di ferite in tutto il mondo. Il Sistema Integrato V.A.C. Therapy promuove la guarigione delle ferite attraverso l’utilizzo di pressione topica negativa V.A.C.Ulta™(NPWT). Applicando pressione negativa (vuoto) al letto della ferita mediante una medicazione unica ed esclusiva, aiuta ad avvicinare i lembi della ferita, rimuove il materiale infetto e promuove attivamente la formazione di tessuto di granulazione. Questi meccanismi di azione (macro e micro deformazioni) portano ad una rapida ed efficace guarigione della ferita e migliorano la qualità della vita del paziente  in maniera economicamente conveniente. La V.A.C. Therapy è un sistema non invasivo, viene utilizzata per ridurre le lesioni acute e croniche che verranno trattate in un secondo momento con medicazioni avanzate.I sistemi di terapia per le ferite a pressione negativa (NPWT)  sono sistemi integrati di trattamento della ferita per l’uso in ambiti di cura acuta, cronica e domiciliare. Sono destinati a creare un ambiente che promuove la guarigione delle ferite per seconda o terza intenzione (primaria ritardata) preparando il letto della ferita per la chiusura, riducendo l’edema, promuovendo la formazione di tessuto di granulazione e la perfusione, e rimuovendo l’essudato e il materiale infettivo. La V.A.C. Therapy è indicata per i pazienti con

  • ferite croniche,
  • ferite chirurgiche acute,
  • ferite traumatiche ortopediche ,
  • ferite subacute e deiscenti,
  • ustioni a spessore parziale,
  • ulcere (come quelle diabetiche, da pressione o da insufficienza venosa),
  • lembi e innesti di cute

La V.A.C. Therapy  è un’efficace barriera contro la penetrazione di batteri e può aiutare a ridurre l’infezione nei tipi di ferite sopracitati.  Essa è controindicata nei pazienti con

  • lesioni cutanee di natura maligna
  • osteomielite non trattata
  • fistole non enteriche e inesplorate
  • presenza di tessuto necrotico con escara
  • ipersensibilità all’argento

La  V.A.C. Therapy System ha dimostrato clinicamente di promuovere la guarigione delle ferite mediante un meccanismo d’azione unico, riducendo il costo complessivo del trattamento dei pazienti con ferite complesse ma soprattutto consentendo a quest’ultimi di tornare ad una vita attiva e produttiva.

Come con ogni altro dispositivo medico, è importante discutere con il proprio medico per capire se la V.A.C Therapy è adeguata o meno alla propria situazione.

Specialista in vulnologia

 

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